Era pomeriggio tardi, ancora un’afa bestiale. I miei erano fuori e io giravo per casa praticamente nuda, solo con un vestitino estivo leggerissimo, senza reggiseno e senza mutande. Sapevo che il portinaio, quel vecchio sporcaccione di Mario, 58 anni, pelato, con la pancia che gli pendeva sui pantaloni e le mani sempre unte di grasso, mi fissava ogni volta che passavo. L’avevo beccato più volte a guardarmi il culo mentre salivo le scale, e una volta l’avevo visto annusare la mia biancheria che avevo lasciato nella lavanderia comune. Quel giorno decisi di spingermi oltre. Scesi nello scantinato con la scusa di buttare la spazzatura. Lo stanzino delle scope era semiaperto. Entrai fingendo di cercare qualcosa e lasciai la porta accostata. Mi chinai apposta, il vestitino si alzò scoprendo tutto: culo tondo, figa già lucida di umori. Iniziai a toccarmi lentamente, due dita che scivolavano dentro e fuori mentre gemendo piano dicevo: «Mario… vecchio porco… vieni a prenderti questa troia giovane…» Non passarono nemmeno due minuti. Sentii i suoi passi pesanti. Entrò, chiuse la porta con il chiavistello e mi guardò con gli occhi da maniaco. «Brutta puttanella, lo sapevo che eri una zoccola.» Mi afferrò per i capelli e mi spinse contro il muro sporco, tra scope e detersivi. Il suo odore era forte: sudore acido, sigarette e piscio vecchio. Mi fece bagnare ancora di più. Mi tirò giù il vestitino fino alla vita, le mie tette saltarono fuori. Le strizzò forte con quelle mani callose, pizzicandomi i capezzoli fino a farmi urlare. Poi mi costrinse in ginocchio sul pavimento lurido. Tirò fuori il suo cazzo: grosso, curvo, con il glande viola e un odore pungente di smegma. «Lecca, troia.» Obbedii come una cagna in calore, leccando ogni piega, succhiando le palle pelose mentre lui mi insultava: «Sei solo un buco da usare, una sgualdrina del condominio.» Mi pisciò in faccia. Un getto caldo e abbondante che mi colò sugli occhi, sulle labbra, tra le tette. Ingoiai quello che potei, tossendo e ridendo come una pazza. «Brava cagna, bevi il piscio del tuo portinaio.» Poi mi alzò di peso, mi piegò su un vecchio tavolo pieno di polvere e mi infilò tutto il cazzo nel culo senza pietà. Urlai dal bruciore, ma spinsi indietro il sedere per prenderlo più a fondo. Mi scopava come un animale, schiaffeggiandomi le chiappe e tirandomi i capelli. «Dimmi che sei la mia puttana condominiale!» ringhiava. «Sì! Sono la troia di tutti! Scopami il culo, riempimi!» Venni come una fontana, squirtando sul pavimento mentre lui continuava a martellarmi. Alla fine mi tirò fuori il cazzo e mi scaricò tutta la sborra densa sulla faccia e tra i capelli. Mi obbligò a restare lì in ginocchio, con il suo sperma che mi colava addosso, mentre lui si puliva sul mio vestitino. Prima di uscire mi disse: «La prossima volta ti scopo davanti agli altri inquilini, zoccola.» Rimasi nello stanzino per dieci minuti, toccandomi di nuovo con le dita sporche di piscio e sborra, pensando a quanto mi piace essere usata così. Mario è solo il secondo… ma già non vedo l’ora del terzo vicino. Questo palazzo è pieno di porci, e io sono la loro carne fresca.
18+ Contenuto erotico esplicito. Personaggi fittizi e maggiorenni.