Luca aveva finalmente deciso di affrontare quell’esperienza che da tempo covava dentro di sé: voleva essere dominato, sentirsi usato, ridotto a schiavo e completamente sottomesso. Aveva trovato l’annuncio su un sito specializzato e aveva risposto a quello che sembrava corrispondere perfettamente alle sue fantasie più profonde. Ora, con la mano sospesa davanti al campanello, scacciò gli ultimi dubbi. Ad aprirgli fu una donna sui quarant’anni, con lunghi capelli biondi, un fisico scolpito e un sorriso magnetico che illuminava i suoi occhi penetranti. Indossava un abito nero aderente e stivali alti fino a metà coscia. L’appartamento era arredato in modo essenziale e moderno, con mobili bianchi e linee pulite. Lo fece accomodare su un ampio divano e, per metterlo a suo agio, gli offrì da bere. Luca, con la gola asciutta per l’emozione, accettò solo un bicchiere d’acqua. Dopo qualche minuto di chiacchiere superficiali, arrivarono al punto: lei gli chiese quali fossero i suoi limiti. Luca, quasi parlando più a se stesso, rispose di non averne. Lei sorrise, si alzò e gli indicò una porta. Lo condusse in una stanza dedicata interamente al gioco di potere: pareti ricoperte di fruste, manette, catene, plug, strap-on di varie misure e tanti altri strumenti. Al centro dominava una grande poltrona Chesterfield di pelle nera. La donna vi si sedette con eleganza e, con un tono che non ammetteva repliche, disse: «Allora, schiavo, vediamo cosa sai fare con quella lingua.» Incrociò le gambe e cominciò a muoverle lentamente, in attesa. Luca si inginocchiò subito davanti a lei e iniziò a sfilarle gli stivali con delicatezza. Il suo corpo era generoso e sensuale. Quando rimase solo con i collant neri lucidi, Luca fece per massaggiarle le gambe, ma lei lo bloccò: «Non ti ho detto di usare le mani.» «Scusa, padrona», mormorò lui. Avvicinò la bocca ai piedi curati, con dita affusolate e unghie laccate di nero. Iniziò a leccarli con timidezza, ma lei, impaziente, gli spinse il piede in bocca: «Apri bene questa bocca, voglio sentire come succhi, voglio sentire la tua lingua lavorare.» Luca obbedì con foga crescente, mentre lei lo osservava con gli occhi socchiusi, valutando ogni movimento. A un certo punto la donna lo fermò, si alzò e si sfilò i collant. Tornò a sedersi e ordinò: «Succhia ogni dito come se stessi facendo un pompino.» Luca si impegnò con dedizione, spinto dall’autorità naturale della padrona che sembrava conoscere perfettamente i suoi desideri più nascosti. Quando gli ordinò di spogliarsi, lui lo fece senza esitare. Nudo, Luca si sdraiò sul tappetino scuro. Lei gli si mise sopra, sfiorandogli prima il viso, poi il petto e scendendo fino al membro. Con uno sguardo freddo schiacciò con forza i testicoli. Un dolore acuto gli tolse il respiro per qualche istante. Fortunatamente lei allentò presto la pressione, lasciandolo riprendere fiato. Tornò poco dopo con catene e manette, gliele gettò accanto e gli ordinò di fissarsele ai polsi. Si accovacciò e le agganciò al pavimento, bloccandolo in una posizione con pochissima libertà di movimento. Ora indossava un corpetto di lattice nero che esaltava le sue forme. Con voce distaccata ma decisa disse: «Adesso userò la tua bocca come un cesso. Apri bene e non far cadere nemmeno una goccia.» Si posizionò sopra di lui. In pochi secondi Luca sentì il getto caldo riempirgli la bocca. Lei gli ordinò di ingoiare tutto fino all’ultima goccia. Quando ebbe finito, si alzò soddisfatta: «Bravissimo.» Tornò dopo qualche minuto indossando un’imbracatura con uno strap-on di dimensioni generose. Luca sussurrò un’imprecazione di sorpresa mista a eccitazione mentre lei comandava: «Preparalo bene.» Lo fece mettere a quattro zampe, bendandolo e posizionandolo in modo da accentuare la vulnerabilità. Nel buio, la paura e il desiderio si mescolavano in modo potente. «Succhia, cagna», ordinò lei seccamente. Luca obbedì, leccando e succhiando con impegno crescente, lubrificando lo strap-on con abbondante saliva. Quando fu soddisfatta, lei lo estrasse dalla bocca e si spostò dietro di lui. «Adesso ti prendo quel bel culetto.» Lo accarezzò, gli diede qualche schiaffo, sputò per lubrificare e iniziò a penetrarlo lentamente. Poi affondò con decisione. Luca si irrigidì all’inizio, ma presto si rilassò, assecondando i movimenti. Lei aumentò il ritmo, diventando sempre più intensa e decisa, stringendogli i fianchi con forza. Luca sentiva le spinte profonde e capì di essere vicino al limite. «Sto per venire», gemette. Immediatamente lei gli diede uno schiaffo deciso sulle natiche, facendogli capire che l’orgasmo sarebbe arrivato solo quando lei lo avesse permesso. I colpi e gli schiaffi continuarono ritmicamente. Luca lottava per trattenersi, ma alla fine il piacere lo travolse e venne con intensità mai provata. La donna estrasse lo strap-on, tornò davanti a lui e ordinò: «Leccalo tutto, per bene.» Luca, nonostante l’odore forte, obbedì con dedizione, pulendolo completamente. «Sei proprio un bravo schiavo», disse lei con un sorriso. «Era questo che volevi, vero?» Luca annuì, consapevole di aver finalmente trovato ciò che cercava da tempo. Poi prese la bacinella che aveva raccolto il suo sperma e la posizionò davanti alla sua bocca: «Bevi tutto, altrimenti non ti slego.» Luca, come un cagnolino obbediente, leccò e ingoiò ogni goccia. Dopo averlo pulito con cura, lei lo liberò dalle manette e dalla benda, lodandolo per il suo comportamento. Gli promise che al prossimo incontro sarebbe stata ancora più esigente e determinata nel metterlo alla prova.
18+ Contenuto erotico esplicito. Personaggi fittizi e maggiorenni.