Era tardi pomeriggio nell’università statale di Milano. L’aula magna era quasi vuota dopo l’ultima lezione. Sofia era rimasta con la scusa di chiedere chiarimenti sul programma. Indossava una gonna plissettata cortissima e una camicetta bianca semi-trasparente senza reggiseno, i capezzoli visibili sotto il tessuto leggero. Il professore, un uomo di 52 anni, alto, con i capelli grigi e un’aria severa, la guardò con occhi famelici mentre chiudeva la porta dell’aula. «Signorina, lei è sempre l’ultima a chiedere aiuto… ma stavolta voglio qualcosa in cambio.» Senza darle il tempo di rispondere, la spinse contro la cattedra. Le aprì la camicetta con uno strattone, liberando le tette pesanti, e cominciò a palparle e succhiarle i capezzoli con forza. Sofia gemette, già fradicia. Lui le infilò una mano sotto la gonna, scostò il perizoma e affondò due dita nella figa bagnata. «Sei solo una puttanella che viene a lezione per farsi notare» ringhiò, mentre la faceva chinare sulla cattedra. Le alzò la gonna sui fianchi e le diede schiaffi forti sul culo nudo, lasciando segni rossi. Poi tirò fuori un cazzo grosso e venoso, già duro, e glielo sbatté in faccia. Sofia aprì la bocca obbediente. Il professore le scopò la gola senza pietà, tenendole la testa ferma mentre le lacrime le rigavano il viso. Dopo qualche minuto la girò, le spalancò le gambe e la penetrò nella figa con una spinta violenta. La scopava con ritmo brutale, facendo sbattere i corpi contro il legno della cattedra. Passò al culo senza preavviso: spinse il glande contro il buchetto stretto e affondò fino in fondo. Sofia urlò di dolore e piacere mentre veniva dilatata. Lui continuò a pompare, schiaffeggiandole le chiappe e tirandole i capelli. Nel pieno dell’amplesso le pisciò dentro, un getto caldo e abbondante che le riempiva l’intestino e colava fuori ad ogni spinta. «Prendi tutto, troia. Questo è quello che meriti.» Sofia venne con violenza, squirtando sul pavimento dell’aula mentre lui la martellava. Alla fine la fece inginocchiare di nuovo. Le scaricò una quantità enorme di sborra densa sulla faccia, sui capelli e sulle tette, poi le sfregò il cazzo sporco sulle labbra obbligandola a leccare tutto. Prima di andarsene le disse: «La prossima lezione lascerò la porta socchiusa. Vediamo se hai il coraggio di tornare, puttana.» Sofia rimase lì qualche minuto, sporca di piscio e sborra, con il culo che pulsava, eccitatissima al pensiero del rischio corso in un luogo pubblico come l’università. La troia senza limiti continua la sua caccia.
18+ Contenuto erotico esplicito. Personaggi fittizi e maggiorenni.