NOCTURNA · STORIEPausa ProibitaUn'Ora, un Ufficio, un Cartello «Torno Subito»18+
NOCTURNA · STORIE

Pausa Proibita

Un'Ora, un Ufficio, un Cartello «Torno Subito»

di Anonimo·3 min·
18+ Contenuto erotico esplicito. Personaggi fittizi e maggiorenni.

«Scappo, ci vediamo in centro tra un’oretta», dico a mia madre, infilando gli stivali e sgattaiolando fuori dalla porta-finestra prima che possa chiedermi qualsiasi cosa. Dovrei sistemare casa – è venuta apposta per aiutarmi – ma al momento l’unica cosa che conta è raggiungerlo. Tutto il resto può aspettare. L’arrivo del taxi interrompe il mio avanti e indietro nervoso sul marciapiede. Salgo, gli do l’indirizzo e guardo le strade scorrere dal finestrino come scene di un film accelerato, mentre l’autista mi racconta le sue disavventure. Finalmente sono lì. Suono il campanello? No, magari ha un cliente. Meglio scrivergli. Mentre digito il messaggio, sento una voce: qualcuno più sveglio di me lo chiama e chiede se può entrare. Brava pirla, mi dico. Lui apre la porta dell’ufficio e resto fuori ad aspettare. Chatto con C per ingannare il tempo, finché sento delle risate che si avvicinano. Appena l’uscio si apre e lo vedo salutare l’amico, il cuore mi schizza in gola. La fiamma dentro di me si riaccende all’istante. «Hey!» esclama quando mi nota, e mi fa cenno di entrare. Lo seguo, osservando l’ambiente, mentre quella familiare ebbrezza mi invade, come se avessi bevuto un bicchiere di troppo a stomaco vuoto. Chiude la prima porta, poi la seconda. Ci abbracciamo e ci baciamo con urgenza. Il tempo si ferma. Sto così bene tra le sue braccia che tutto il resto sparisce. Ci sediamo alla scrivania, parliamo, ci cerchiamo con le mani. Non riesco a staccarmi dalla borsa con il libro che mi ha regalato, ma la voglia è troppa. Lo appoggio sul tavolo mentre lui appende alla porta il cartello “Torno subito”. Meglio non rischiare. Le nostre bocche si incontrano di nuovo, più avide. Lo tocco, lo stringo. Nonostante i vari strati di vestiti invernali, sento i suoi muscoli guizzare sotto le dita che scendono decise. Gli abbasso i pantaloni e il suo cazzo duro appare, già pronto per me. Mi inginocchio e lo lecco lentamente prima di prenderlo in bocca. È così grosso… adoro quando spinge piano per farmelo prendere tutto. Potrei succhiarglielo per ore, ma il tempo stringe e lo voglio dentro di me. Mi fa alzare, mi appoggia contro la parete, solleva il vestito nero (grazie alle gonne) e sposta il perizoma di pizzo. Mi piego in avanti, allargo le gambe e lo sento scivolare dentro con un colpo deciso. Inizia a sbattermi con forza. «Avevi voglia di scoparmi?» gli chiedo tra un gemito e l’altro. Non serve risposta: lo sento, e godo da impazzire. Si stacca, mi fa sedere su di lui sulla sedia. Ondeggio il bacino, poi comincio a muovermi su e giù, prendendolo tutto. Mi fermo un attimo, ruoto i fianchi mentre gli accarezzo le palle; lui mi stuzzica il clitoride. Quando sento l’orgasmo avvicinarsi riprendo a cavalcarlo con più decisione. «Sei da porno», mormora. A quelle parole vengo, travolta da una scarica di piacere che parte dal basso ventre e mi arriva fino alla testa. Anche se le gambe tremano, continuo a muovermi per lui finché non mi dice «mettiti giù». Torno in ginocchio, come in un cerchio perfetto. Si masturba guardandomi mentre tengo la bocca aperta e la lingua fuori. Appoggia la cappella tra le mie labbra e ingoio ogni schizzo, golosa fino all’ultimo. Poi lo ripulisco con cura, senza lasciarne nemmeno un po’. Quanto vorrei ricominciare da capo – magari sul bancone, cosce aperte, la sua lingua su di me. Ma la pausa è finita. Una cliente suona alla porta, le pratiche di chiusura lo chiamano. Io, ancora un po’ frastornata e felice, mi godo gli ultimi istanti della sua compagnia.