NOCTURNA · STORIEPrima Volta del Mio CulettoUn'Amica, un Sexy Shop, un Divano18+
NOCTURNA · STORIE

Prima Volta del Mio Culetto

Un'Amica, un Sexy Shop, un Divano

di Anonimo·3 min·
18+ Contenuto erotico esplicito. Personaggi fittizi e maggiorenni.

Ammetto che un po’ la invidiavo. La mia amica parlava di sesso anale con una naturalezza disarmante, come se fosse la cosa più normale del mondo. Eppure eravamo cresciute insieme, e anch’io avevo la mia bella esperienza con i ragazzi. Però… farsi inculare? La mia fighetta era così sensibile e mi faceva godere da morire, perché complicare le cose? Il mio ragazzo, quello serio, ce l’aveva davvero grosso, molto più dei precedenti. Pensavo che la mia amica fosse così entusiasta perché aveva avuto solo cazzetti piccoli. Io invece avevo paura. Nei porno le ragazze urlavano come se le stessero squartando. Non sembrava per niente indolore. Lei insisteva: «È una cosa da provare, fidati», «ti farà sentire una donna diversa», «arricchisce tantissimo». Frasi carine, ma che non mi convincevano per niente. Il mio ragazzo ogni tanto appoggiava la cappella sul mio buchetto, ma sapeva che non poteva spingere oltre e rispettava il mio limite. Una sera però, mentre me lo sentivo lì, caldo e duro, mi è venuto un pensiero improvviso: Dai, ficcamelo dentro senza chiedere. Non l’ha fatto, ovviamente. Quelle parole sono rimaste solo nella mia testa, insieme ai consigli della mia amica culo-navigata. Un pomeriggio, tornando dal lavoro, passai davanti al sexy shop di sempre. Mi fermai. Forse potevo provare da sola, senza creare false aspettative a lui. Meglio testare prima la mia resistenza. Entrai e scelsi un dildo nero, realistico, più o meno della stessa misura del suo. Lo soppesai, lo strinsi, controllai la circonferenza. Il commesso mi guardava divertito mentre pagavo. In metro non riuscivo a smettere di sorridere, con quel pacco ingombrante nella borsa. Arrivata a casa cenai velocemente, vidi il mio ragazzo, scopammo come sempre e, dopo avergli dato la buonanotte, arrivò il momento della verità. Tolsi il dildo dalla scatola, mi misi sul letto con la camicia da notte di seta rossa sollevata, perizoma tolto e gambe aperte. Lo avvicinai al buchetto. Spinsi… ma non entrava. Provai per mezz’ora, cambiando posizione, cercando di rilassarmi, ma niente. Il mio culetto era troppo stretto. La mattina dopo, disperata, mandai un vocale piagnucoloso alla mia amica insieme a una foto del dildo traditore. Lei rispose con una raffica di faccine che ridevano e una foto del suo cassetto: il lubrificante, ovvio. Mi sentii una vera idiota. Tornai al negozio, presi due tipi di lubrificante e un dildo più modesto con ventosa. Questa volta non avrei fallito. Arrivata a casa ero troppo eccitata per aspettare. Mi tolsi la gonna, annodai la camicia sotto il seno lasciando le tette in vista, e mi sistemai sul divano con una gamba sullo schienale e l’altra spalancata. Mi lubrificai per bene il buchetto, prima con un dito, poi due. La figa mi si bagnava da sola mentre mi toccavo il culo. Presi il dildo, lo cosparsi di gel e lo posizionai sulla sedia della cucina. Mi appoggiai al tavolo con le tette schiacciate sul legno, puntai il buchetto e iniziai a scendere lentamente. Oh cazzo… entrava. Millimetro dopo millimetro, sentivo il mio culetto aprirsi e inghiottirlo. Gemetti forte, godendo quella sensazione nuova e intensa. Mi scopai con voglia, su e giù, sempre più a fondo. La ventosa si staccò per la foga, ma non mi fermai. Lo tirai fuori, mi sedetti a cosce aperte sul tavolo e me lo infilai nella figa, venendo rumorosamente mentre lo bagnavo tutto. Ancora ansimante, presi il telefono e mandai un vocale al mio ragazzo: «Vieni subito… ho una cosa da farti provare.» Fine